In occasione dell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre pubblichiamo: Lenin, il partito di classe e il successo della Rivoluzione

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di Rita Matos Coitinho

insegnante di sociologia e scienze sociali, ed è militante del PCdoB a Santa Caterina

Traduzione di Erman Dovis per Marx21.it

Saper trovare, sentire, delineare giustamente la via concreta o la particolare svolta degli avvenimenti che avvicini le masse all’ultima grande lotta rivoluzionaria, effettiva e risolutiva: ecco il compito principale del comunismo (Lenin). (1 )

Il parere del grande leader della rivoluzione socialista dovrebbe essere preso in considerazione nel dibattito odierno sui “nuovi movimenti” e sulla “nuova sinistra”.

Da almeno vent’anni è di moda un discorso, una teoria che parla di “nuova sinistra”. Una sinistra rinnovata, che parte dai cosiddetti movimenti sociali, caratterizzata dalla molteplicità delle bandiere cui far riferimento, secondo la moderna vulgata teorica, e generalmente una teoria a base di rivendicazioni di diritti di terza generazione collegati all’ambiente, alla libertà sessuale, alla cittadinanza, l’accesso ai servizi pubblici ecc.

Anche se non unanime, non è comunque esagerato affermare che un’ampia maggioranza di coloro che teorizzano queste nuove idee sociali le considerano da contrapporre a ciò che viene definito “la vecchia sinistra”, e vale a dire la sinistra marxista-leninista, classista, i partiti comunisti.

L’analisi delle varie teorie sui movimenti sociali, merita un articolo (o anche più) a parte. Quello che interessa a noi qui oggi è proprio la nomenclatura per la classificazione dei partiti comunisti: la vecchia sinistra.

Perché i partiti comunisti vengono considerati sorpassati ? Forse a causa della loro organizzazione “verticale”? O perché i nuovi movimenti si caratterizzano per la loro“orizzontalità”? Perché i partiti comunisti focalizzano l’analisi sulle questioni di classe, mentre per i movimenti il concetto di classe è superato in nome di una visione di società globalizzata e multiforme? Dunque in questa modernità si diluirebbero le possibilità di costruire una società socialista?

La questione della definizione delle classi

Naturalmente, cosi’ come il lavoro, anche la questione della classe ha assunto nuove dimensioni in questa epoca contemporanea. Nei periodi passati, la grande concentrazione operaia in grandi centri industriali, rendeva molto più facile l’organizzazione sindacale e politica, e di conseguenza, la coscienza di classe e la sua definizione potevano essere facilmente postulati.

Attualmente, parlare di classi sociali richiede uno sforzo più approfondito, sempre analizzando il cambiamento dell’organizzazione produttiva, che ha contribuito a segnare la fine del protagonismo storico della classe operaia. (2)

Questi argomenti soffrono di grandi limiti, non solo perché comprendono il lavoro fuori della loro dimensione ontologica (come condizione di esistenza di tutta la società umana), ma anche perché ignorano la permanenza della produzione di merci come base dell’economia mondiale, come dimostrato dagli studi di Ricardo Antunes (3). La realtà è che il capitale penetra in tutte le sfere della vita sociale, dall’attività manifatturiera alla tecnologia, dai servizi alla conoscenza e all’agricoltura. Il salario, formale o informale, è ancora il rapporto fondamentale delle relazioni lavorative.

La questione delle classi come soggetto storico mantiene la sua attualità e rilevanza. Esse non sono scomparse, come si sente affermare, ma hanno assunto nuove sfaccettature a causa dei mutamenti avvenuti nel mondo del lavoro con l’avanzare del capitalismo.

Meno omogenea, la classe lavoratrice contemporanea è spesso più complessa di quanto non fosse quella del 19 ° secolo, che venne studiata e descritta nelle opere di Marx. Frammentata ,è ancora nelle fabbriche, ma anche nel settore dei servizi e del commercio. Senza contare la gran massa cui viene impedito l’ingresso nel mondo del lavoro dalla disoccupazione. Queste situazioni rendono oltremodo difficile l’unità dei lavoratori, perché sono inseriti in processi produttivi ed attività estremamente diversi tra loro.

Tuttavia, vi sono caratteristiche fondamentali che sono comuni a tutti: la sottomissione al capitale attraverso il lavoro salariato, la dipendenza da questa relazione per sopravvivere, e l’appropriazione del prodotto del lavoro da parte di terzi.

Queste questioni però non sono evidenti, non emergono, anche perché le aspirazioni dei gruppi sociali variano infinitamente col tipo di attività che si svolge, a seconda dei luoghi di lavoro, ecc.

Quest’assenza di unità, e quindi di “coscienza di classe”, sono la conferma, secondo alcuni, della teoria che la classe lavoratrice, in quanto tale, non ha più funzione e protagonismo come soggetto storico.

Di fatto, le stratificazioni interne di classe (derivanti da diversi settori del lavoro e della produzione, dalle ricompense materiali ecc.) sono fonte di grande difficoltà per la sua unità e per le possibilità di azione politica in opposizione alla classe dirigente. Mentre questa si presenta unita sulle questioni fondamentali. Conferma Meszaros: “ (..) per quanto riguarda la questione dell’unità, non si può parlare di una simmetria tra le due classi fondamentali che lottano per l’egemonia nella società capitalista. La classe dirigente deve difendere i propri interessi reali, immensi ed evidenti, che agiscono come potente forza unificante tra i vari strati della borghesia. In netto contrasto, la stratificazione interna delle classi subalterne serve ad intensificare la contraddizione tra gli interessi immediati e a lungo termine, questi ultimi definiti come puramente potenziali, la cui realizzazione e compimento necessariamente sfuggono alla situazione immediata.” (4)

Il Partito dell’avanguardia

Le divisioni all’interno della classe operaia sono probabilmente la più grande sfida per la possibilità di successo per i movimenti diretti contro il capitalismo, e forse è questo il punto cruciale che spiega i limiti dei “nuovi” movimenti sociali anticapitalisti. E ‘sicuramente a causa di questa sfida che si ribadisce l’importanza e la necessità di un partito d’avanguardia comunista. Un partito in grado di contemplare le esigenze presenti nei vari movimenti e che propone di andare oltre, orientandoli verso il rovesciamento rivoluzionario del capitalismo, per la costruzione del potere socialista, che è il potere della classe operaia.

Non si tratta di una forma nuova o vecchia di organizzazione, ma di una forma di lotta necessaria.

Il superamento del capitalismo richiede una certa organizzazione di classe che si oppone al dominio del capitale. La polverizzazione e la frammentazione delle lotte specifiche – pur se i nuovi movimenti sono portatori di legittime richieste – non sono in grado di scuotere le fondamenta del sistema e portare ad una sconfitta della classe dirigente.

Partito Comunista: disciplina e orientamento rivoluzionario

Lenin, nel suo celebre testo “Estremismo malattia infantile del comunismo” , dimostrò il modo per i bolscevichi di imporre una fragorosa sconfitta alla borghesia. Come si sostiene, la centralizzazione e la disciplina più rigorosa costituiscono per il proletariato una delle condizionifondamentali per la vittoria rivoluzionaria. E come sono riusciti, i bolscevichi, a creare la disciplina necessaria?

Lenin indica tre elementi: la coscienza dell’avanguardia proletaria, la capacità di unirsi con le più ampie masse proletarie e non proletarie (alleanza) e la giustezza della direzione politica esercitata dall’avanguardia, riconosciuta dalle varie classi durante il processo di lotta rivoluzionaria.

Queste condizioni, essenziali per il successo della rivoluzione, si formano nel processo politico e sono facilitati “da una corretta teoria rivoluzionaria [marxismo] che, a sua volta, non è un dogma, ma si costituisce in forma definitiva solo se in stretto legame con la pratica di un movimento veramente di massa e veramente rivoluzionario ” (5)

In un periodo di soli quindici anni, il proletariato russo ha vissuto esperienze che hanno permesso la costruzione del partito nel modo richiesto e la sperimentazione di varie forme di lotta.

Lenin divise questo periodo in fasi: gli anni di preparazione della rivoluzione (1903-1905), gli anni della rivoluzione (1905-1907), gli anni della reazione (1907-1910), gli anni della nuova ascesa rivoluzionaria(1910-1914), la prima guerra mondiale imperialista (1914-1917) e la seconda rivoluzione russa (febbraio-ottobre 1917). In queste fasi le classi si organizzano, sviluppano la propaganda ideologica, realizzano e sviluppano alleanze, danno vita a creative e nuove forme di organizzazione (come i Soviet), lavorano nella legalità (Parlamento) e anche nell’illegalità(agitazioni e grandi scioperi). Lo zarismo, battuto nel 1905, realizzò la sua controrivoluzione tra il 1907 e il 1910. Il capitalismo, sviluppatosi ulteriormente, confermò la giustezza della nuova forma di organizzazione proletaria. In quegli anni, le illusioni di chi sosteneva di poter evitare il capitalismo svanirono, e la lotta di classe lo dimostrò con evidente nitidezza.

I partiti rivoluzionari, durante gli anni della reazione zarista impararono ad attaccare e ritirarsi. Hanno capito che “non si può vincere senza sapere come attaccare adeguatamente e retrocedere in modo corretto.” I bolscevichi hanno saputo ritirarsi in caso di necessità, e riprendere successivamente il lavoro più in generale, in forma più ampia, escludendo dalle loro fila coloro che non comprendevano che in determinati contesti occorreva ed era necessario lavorare legalmente nei parlamenti reazionari, nei sindacati e nelle organizzazioni più reazionarie. Negli anni della crescita rivoluzionaria (1910-1914), la combinazione di lavoro legale (parlamenti, sindacati ecc.) e illegale permise la creazione di un fervente clima di agitazione tra il proletariato e delimitò ulteriormente il campo tra bolscevichi e menscevichi.

Allo scoppio della prima guerra mondiale imperialista, i dirigenti bolscevichi erano in esilio da molto tempo, ed ebbero modo di entrare in contatto, discutere e confrontarsi con gli altri partiti europei. I comunisti russi condannarono e denunciarono l’azione del partito socialdemocratico tedesco e della Seconda Internazionale, qualificandola come sciovinista, nella misura in cui appoggiava la guerra contro le altre nazioni. Nel denunciare la guerra imperialista e sollecitare l’unità della classe operaia contro la borghesia che promosse il conflitto, i bolscevichi conquistarono il favore delle masse lavoratrici.

L’attacco contro la repubblica parlamentare borghese in Russia si verificò a seguito della denuncia dei disastri e dei mali della guerra imperialista.

Nella misura in cui si lottava contro la repubblica borghese, si rafforzava la convinzione che la vittoria sarebbe stata possibile solo attraverso l’approfondimento dello sviluppo dei Soviet, luoghi di potere popolare. Durante le esperienze di quei quindici anni i bolscevichi dovettero adeguare e piegare più volte la loro tattica di azione. Nel 1905 fu necessario abbandonare il parlamento, mentre fu importante mantenere una presenza negli anni della reazione zarista. Lenin seppe dimostrare che la teoria e le forme di azione non sono dogmi, ma si adattano al tempo e alla situazione di lotta.

Il partito, intanto, poté adattarsi a svariate congiunture, rapidi cambiamenti e tattiche di lotta, rafforzandosi ad ogni nuova esperienza. Secondo Lenin, è l’atteggiamento verso gli eventi che deve essere modificato, ma mai il partito. Senza la rigida disciplina che è stata forgiata con l’organizzazione dei bolscevichi non sarebbe stato possibile passare da una forma ad un’altra nel breve tempo richiesto.

“Chi indebolisce, anche solo un po ‘, la disciplina del partito del proletariato effettivamente aiuta la borghesia contro il proletariato” (6)

L’esperienza del proletariato russo ha dimostrato che senza una forte organizzazione con una direzione chiara e non vi è alcuna possibilità di vittoria. La frammentazione delle domande e delle esigenze delle varie classi è inevitabile in ogni lotta politica. E ‘stato l’orientamento rivoluzionario e la possibilità di unificare le masse attorno ad un progetto unico che ha reso possibile la rivoluzione russa.

Conferma Lenin che “la politica è una scienza e un’arte che non cadono dal cielo, non si ottengono gratis, e se il proletariato vuole sconfiggere la borghesia, deve formare da sé i suoi politici di classe, autenticamente proletari, che non siano peggiori dei politici borghesi” (7).

L’azione del Partito Comunista deve mirare a conquistare le opinioni della maggioranza del popolo, attraverso l’utilizzo di tutti gli spazi, utilizzando tutte le forme di lotta necessarie, legali o illegali, a seconda del momento storico. Perché “..senza un cambiamento di opinioni della maggioranza della classe operaia la rivoluzione è impossibile, e questo cambiamento può essere raggiunto attraverso l’esperienza politica delle masse, non solo con la propaganda” (8).

Il non aver abbandonato i suoi principi, e l’aver cercato di adattarsi alle condizioni imposte, senza perdere di vista l’obiettivo di costruire il socialismo, ha permesso il trionfo del proletariato russo sulla borghesia.

L’esistenza di condizioni avverse, le difficoltà che la situazione di volta in volta presenta, non deve fungere da deterrente per l’azione dei partiti comunisti, ma anzi stimolare il rafforzamento del partito, soprattutto allo studio della realtà e alla creazione di nuovi strumenti di azione.

“E ‘molto più difficile – e di gran lunga più prezioso – essere rivoluzionari quando non ci sono ancora le condizioni per la lotta diretta, aperta, autenticamente di massa e rivoluzionaria, ed essere in grado di difendere gli interessi della rivoluzione ( mediante propaganda, agitazione e organizzazione) all’interno di istituzioni non rivoluzionarie e spesso addirittura reazionarie, in una situazione non rivoluzionaria, in cui le masse non sono in grado di capire immediatamente il metodo rivoluzionario di azione. Saper trovare, sentire, delineare giustamente la via concreta o la particolare svolta degli avvenimenti che avvicini le masse all’ultima grande lotta rivoluzionaria, effettiva e risolutiva: ecco il compito principale del comunismo (…)” (9).

Certamente le esperienze socialiste del XX secolo non possono essere ripetute o copiate. Dall’altro lato, la costruzione del socialismo si presenta come necessità imperativa proprio in questa fase storica.

La crisi capitalista si accentua in ogni parte del mondo, e urgente è il bisogno di una risposta per superare un sistema di produzione ormai al collasso.

Apprendere le lezioni della storia e trovarvi elementi che ci aiutino a elevare il Partito all’altezza della sfida, questo è il principale compito di ogni militante comunista.

Note

1 – LENIN, V.I. “estremismo, malattia infantile del comunismo” , V.I. Opere Scelte, São Paulo, Alfa-Ômega (Progresso/Avante), 1980. Tomo 3, página 333.
2 – Andre Gorz, per esempio, ha detto “addio al proletariato”, affermando che il conflitto tra capitale e lavoro è stato soppiantato dal conflitto tra la “mega-macchina burocratica dello Stato” e la popolazione, mentre identifica una non- classe di non-lavoratori, composta da coloro che sarebbero esclusi dal soggetto principale delle lotte sociali. Anche Jeremy Rifkin ha scritto che l’inesorabile declino dell’occupazione mette in discussione le capacità organizzative di una classe operaia come occasione per affermare l’esistenza di una società del lavoro.
3 – ANTUNES, Ricardo. “Addio al lavoro? Saggio sulla metamorfosi e sulla centralità del mondo del lavoro” Edizioni Cortez, 2002.
4 – MÉSZÁROS, I. “Oltre il Capitale” Boitempo Editorial, 2002.
5 – LENIN, V.I. Op.cit. página 282.

6 – idem, 296.
7 – idem, 321.
8 – idem, 324.
9 – idem, 333.

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Domenica 8 ottobre 2015 alle ore 13 in Sezione Ibarruri Via Verolengo 180  a Torino pranzo con le compagne e i compagni del PCdI per festeggiare insieme questa straordinaria ricorrenza.

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7 Novembre 1917 – 7 Novembre 2015

Il Partito di V.V. Majakovskij

Il Partito è un uragano denso
di voci flebili e sottili
e alle sue raffiche
crollano i fortilizi del nemico.
La sciagura è sull’ uomo solitario,
la sciagura è nell’ uomo quando è solo.
L’ uomo solo
non è un invincibile guerriero.
Di lui ha ragione il più forte
anche da solo,
hanno ragione i deboli
se si mettono in due. Ma quando
dentro il Partito si uniscono i deboli
di tutta la terra
arrenditi, nemico, muori e giaci.
Il Partito è una mano che ha milioni di dita
strette in un unico pugno.
L’ uomo ch’ è solo
è una facile preda,
anche se vale
non alzerà una semplice trave,
ne tanto meno una casa a cinque piani.
Ma il Partito è milioni di spalle,
spalle vicine le une alle altre
e queste portano al cielo
le costruzioni del socialismo.
lì Partito è la spina dorsale
della classe operaia.
Il Partito è l’ immortalità
del nostro lavoro.
Il Partito è l’ unica cosa che non tradisce

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